Il nostro Ambiente e la Teoria del Pugile

i.capriotti@armimprenditoriali.com

La principale causa delle nostre difficoltà personali e professionali dipende molto dal combattimento tra il nostro Ambiente Interno e l’Ambiente esterno.

 

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei qualunque essi siano
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley scrisse questa poesia nel 1875 in un letto di ospedale nel quale vi rimase per tre anni, ma quello non fu il suo unico momento buio.

Iniziò il suo travaglio all’età di 12 anni quando si ammalò di tubercolosi.

L’infezione raggiunse le ossa e fu costretto all l’amputazione della gamba sinistra, proprio sotto al ginocchio, obbligandolo a vivere con una protesi e un bastone.

Fu proprio la sua figura ad ispirare il personaggio del pirata Long John Silver ne L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.

Ma la malattia continuò a perseguitarlo per tutta la sua vita, venne piu volte ricoverato e per periodi molto lunghi, rischiò anche l’amputazione dell’altra gamba per poi morire all’età di 53 anni nel 1899

Certamente le circostanze di Henley furono dure e difficili, nonostante ciò venne comunque ricordato come un uomo con una vitalità e una passione inimmaginabili e assolutamente travolgente. https://it.wikipedia.org/wiki/William_Ernest_Henley

Questa stessa poesia fu di ispirazione per uno dei più grandi leader della storia: Nelson Mandela, primo presidente del Sudafrica non bianco e premio Nobel per la pace nel 1993, il quale, vi trovò forza per rimanere attaccato alla vita e ai propri sogni nei 27 anni di prigionia.

Cos’è che spinse un uomo come William Ernest Henley ad andare oltre le difficoltà di un ambiente ostile e riuscire pure ad essere di ispirazione per altri uomini?

Come possiamo noi oggi resistere alle difficoltà, alle pressioni che costantemente minano il nostro stato fisico, mentale ed emotivo e diventare ispiratori per noi e per gli altri?

Prima di guardare le cose che sono intorno a noi, cioè il nostro ambiente esterno, dobbiamo osservare il nostro ambiente interno,

ciò che abbiamo dentro noi e non fuori.

Ti dirò qualcosa che non ti piacerà, forse qualcosa che già sai, e proprio per questo non vuoi vederla.

O forse non riesci a vederla e a capirla, diventarne consapevole all’inizio ti darà fastidio ma poi ti aprirà gli occhi.

Quando nasciamo per i primi anni della nostra vita tutto ci sembra perfetto, nostro padre è l’equivalente di un supereroe che lavora per gli Avengers sotto copertura, nostra madre la fatina pronta ad esaudire tutti i nostri desideri, quando vediamo un poliziotto per strada i nostri occhi si accendono di ammirazione, le nostre giornate sono una continua ricerca creativa, diventiamo in  un momento dottori, un altro giorno astronauti e poi James Bond pronti a salvare il mondo.

Eravamo nel flusso del tutto è possibile.

Anche quando le cose non andavano come volevamo (ginocchia sbucciate, punizione dei genitori, broccoli a pranzo) dopo poche lacrime, dopo alcuni bronci, tutto tornava come prima:

“POSSIBILE”

Il dolore, la rabbia, la tristezza svanivano in un momento e non ci tornava più in mente ciò che ci era accaduto e non lo percepivamo più come un ostacolo per noi.  Come James Bond avevamo la situazione sotto controllo.

Eppure, oggi dopo 20/30/40 anni o forse più, tutto è cambiato.

Nostro padre non ha mai capito nulla dalla vita, nostra madre è una strega, quando vediamo le forze dell’ordine speriamo che non ci vedano, non sogniamo più, accettiamo la nostra vita per quella che è e non per quella che potrà essere.

Siamo nel flusso dell’IMPOSSIBILE

Eppure, pensaci bene, cos’è che è cambiato?

I tuoi genitori sono sempre le stesse persone, le forze dell’ordine fanno il loro lavoro come all’ora, il mondo avanza nel bene e nel male come sempre, il progresso tecnologico ha migliorato la nostra vita, d’altra parte criminalità, guerre catastrofi naturali continuano ad esserci ma c’erano anche quando eravamo bambini.

Non voglio generalizzare, nel momento in cui scrivo questo articolo il mondo è devastato dell’insorgere del Coronavirus, migliaia di persone sono morte e altre stanno combattendo per sopravvivere, l’economia ha subito un colpo peggiore della crisi del 1929 e il futuro per molti è davvero incerto, quindi l’ambiente esterno, è qualcosa con il quale inevitabilmente dobbiamo confrontarci.

Ma anche in queste circostanze ci sono persone che come i bambini continuano a sognare, a credere che ancora tutto è possibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Ma se non riesci  più ad alzare la testa, a trovare le motivazioni, se non hai più obiettivi da raggiungere o non sai come farlo, ricorda:

non è il mondo ad essere cambiato, quello che è cambiato sei tu

Ad essere cambiato non è l’ambiente Esterno ma è il tuo Ambiente Interno.

Fattori come l’energia emotiva, la determinazione, la resistenza e la resilienza sono colonne portanti del tuo ambiente interno e di come stai dentro.

Ma come è potuto accadere?

Te lo spiego con la teoria del Pugile

Cosa penseresti nel vedere un pugile durante un incontro demotivarsi per la presenza di un avversario, rimanere all’angolo per paura o piangere per un destro preso proprio sul naso?

Saresti sbalordito per l’assurdità della cosa tanto che forse ti daresti un pizzicotto per verificare se stai sognando.

È logico, se sei un pugile non ti puoi lamentare dei pugni che ti arrivano o del fatto che ci sia qualcuno dall’altra parte che fa di tutto per colpirti.

Certo a nessun pugile fa piacere essere colpito, ma sa che fa parte del gioco e questo non lo demotiva, anzi risponde cercando di colpire più forte.

È ben consapevole che ad ogni incontro ci sarà qualcuno che farà di tutto per metterlo kO, che ci saranno una raffica di colpi, zigomi sanguinanti e nasi rotti o per capirci: lacrime, sudore e sangue.

La dura realtà è che tutti nasciamo con i guantoni, appena nati è come se ci poggiassero su un ring in attesa del primo avversario.

All’inizio, da bambini, è tutto un gioco, anche gli avversari spesso sono immaginari e comunque si vince sempre, finche non arrivano i primi veri avversari con il periodo della scuola, dei compagni, dei professori, dei voti, delle responsabilità, dei primi amori infranti, delle delusioni delle sconfitte dei vizi.

Ad ogni incontro i colpi sembrano sempre più forti, gli avversari sempre più veloci e potenti di noi e ad un certo punto non sappiamo più come ci si può difendere.

Molti non lo comprendono, iniziano a chiedersi: perché  questo colpo?, perché proprio a me?, perché mai mi sono meritato proprio questo?.

La verità amico mio, se ti trovi in questa situazione, è che nella vita i round non finiscono mai.

Ne devi essere consapevole

Se ti becchi un pugno non ti devi arrabbiare né demotivare, fa parte del gioco, fa parte della vita.

Siamo tutti nella stessa situazione

È una lotta per il titolo mondiale tra i due pugili più forti:

Tu ( il tuo ambiente interno) VS il mondo ( l’ambiente esterno)

Ecco le regole del gioco

Ambiente esterno:

Per quanto riguarda l’ambiente esterno non possiamo averne il controllo completo, ogni uno di noi può incontrare avversari più o meno forti, nella stragrande maggioranza dei casi non li scegliamo noi.

Pensa a chi scopre di avere una malattia incurabile

Pensa a chi dopo aver perso il lavoro non sa come mantenere la propria famiglia.

Tutti abbiamo avversari che cercano di colpirci indipendentemente dalla nostra età, cultura, nazionalità e epoca storica

Tutto è rapportato

Per un bambino che va scuola una maestra dura che lo umilia può essere un avversario tosto che lo colpisce tutti i giorni e alla fine sfinirlo emotivamente, per noi genitori forse questa è una situazione di poco conto, magari pensiamo che i nostri problemi in confronto sono ben altra cosa, ma per nostro figlio i colpi del suo avversario hanno la stessa intensità di quelli che riceviamo noi.

Questo ci fa capire una grande verità.

Non ci possiamo scegliere gli avversari più deboli rispetto a quelli più forti, i nostri avversari sono rapportati alla nostra forza.

 Se sei un peso massimo non puoi chiedere di gareggiare con un peso piuma e quindi ti becchi Mike Tyson.

Non possiamo fare nulla sulla forza dei nostri avversari, sulla loro bravura, sulla loro preparazione e sulla loro capacità di colpirci.

Ma su di noi si, possiamo fare tanto ………..

Qui entra in gioco il nostro Ambiente Interno.

Forse nel vedere un pugile ti potresti chiedere: ma chi glie lo fa fare?

Nonostante non abbia più fiato, sanguinante, dolorante continua a mettere a rischio la propria vita e a colpire, a cercare di non poggiare le ginocchia a terra, forse non riesce a tenere gli occhi aperti, ma ha in testa una cosa sola: invictus

Cosa gli da questa energia, questa motivazione?

Il suo perché

Ogni pugile ha un proprio perché: mettersi alla prova, dimostrare a sé stesso e agli altri il proprio valore, la fama, lasciare il segno nella storia, ognuno ha il proprio, ma più sarà forte il suo perché,  più sarà forte come pugile.

Ti ricordi che siamo tutti pugili nella vita?

Bene.

Qual è il tuo perché?

 Perché stai lottando o perché dovresti iniziare a lottare e smettere di prendere pugni?

Se stai avendo la meglio sul tuo avversario (ambiente esterno) vuol dire che hai sicuramente un perché forte, al contrario se lo stai subendo inizia subito a capire il tuo perché, probabilmente non ti è ancora chiaro.

Non credere che non ne valga la pena o che sia troppo tardi.

Ricorda: tutto è rapportato, non sei più debole del tuo avversario, vincerà chi ha un perché più forte.

Ti do una dritta:

i perché più forti sono quelli immateriali.

 Se le tue decisioni sono motivate solo da denaro, auto, carriera, ville è probabile che otterrai queste cose, ma bada che come le hai conquistate le potrai perdere e allora il tuo ambiente interno andrà KO.

Quando ad ispirarci sono i nostri valori allora tutto cambia, ti potranno togliere tutto, ma i tuoi valori rimarranno per sempre e ti daranno la forza per il prossimo round e infine vincere.

Oltre al proprio perché ciò che fa di un pugile un campione è la preparazione.

Forse la parte più dura non è l’incontro stesso con l’avversario, ma è ciò che c’è prima: mesi e mesi di preparazione fisica, di duro allenamento, restrizioni, alimentazione sana ma anche di preparazione mentale ed emotiva.

Più il tuo avversario sarà forte più ti dovrai preparare.

Come ti stai preparando?

Cosa richiede da te la sfida che stai attraversando?:

Nuove competenze?

Nuove abilità?

Migliorare quelle che già hai?

Maggiori consapevolezze?

Mettiti in discussione e preparati, non credere di essere il più forte o di vincere sempre come quando eri James Bond da bambino.

Leggi libri, aggiornati, frequenta corsi di formazione, migliora le tue capacità professionali, relazionali e personali.

Non fare l’errore di credere che quello del pugilato sia uno sport puramente individuale.

Si è vero sul ring ci sei solo tu con la tua sfida, ma li fuori tutti intorno a te ci sono persone che lavorano per te e tifano per la tua vittoria.

C’è il tuo allenatore, lo staff di preparatori, massaggiatori e così via.

Chi hai intorno a te?

Chi oggi ti sta aiutando o chi potrebbe farlo?

 Non lottare da solo cerca il tuo allenatore.

Anche qui ti voglio dare una dritta:

 Il tuo allenatore non può essere la persona che ti vuole più bene.

Spesso chi ci ama: genitori, coniugi o grandi amici sono più preoccupati dei pugni che ci possono arrivare che delle nostre vittorie.

Cerca chi già ha dimostrato di saper superare le tue stesse sfide o di saper raggiungere gli stessi obiettivi che ti sei prefissato, loro sanno quanta fatica ti servirà, conoscono le strategie migliori, ti diranno quali errori non commettere grazie alla loro esperienza ma soprattutto non ti diranno mai di indietreggiare difronte al tuo avversario ma tiferanno per la tua vittoria indipendentemente da quanti colpi subirai.

 

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley

Condivi l'articolo
Share on linkedin
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on email

Richiedi
informazioni

Compila il form qui

MENU

Newsletter